di Brunetta Gruosso

 

L’analisi della pressione scrittoria tramite scanner

Come è noto, uno scanner trasforma ogni colore che riesce ad intercettare in una serie di numeri che nel monitor del computer o nel successivo processo di stampa vengono ritrasformati in un preciso colore.  Questa codifica riveste un'enorme importanza nell'indagine grafoscopica in quanto particolari "filtri" elettronici (che sono sostanzialmente degli algoritmi matematici) possono "concentrare" svariate lunghezze d'onda (colori) in alcune lunghezze centrali che possono così risaltare all'occhio umano.  E' possibile, così, far evidenziare le differenze tra diversi inchiostri (o tra le differenti tracce lasciate da questi per una differente pressione della penna sul foglio, differente inclinazione e velocità di questa) che apparirebbero, altrimenti, uguali ad un esame esclusivamente oculare.

Ovviamente, in taluni casi, la presenza di difformità nella distribuzione dell'inchiostro sul foglio può dipendere da svariati fattori quali, ad esempio, improvvise sbavature di inchiostro, discontinuità nel piano sul quale è poggiato il foglio, granuli di polvere sul foglio... ma quando queste difformità si ripropongono frequentemente e uniformemente (come è il caso delle firme qui sottoposte a trattamento elettronico), rivelano, certamente, caratteristiche proprie del "ductus" grafico.