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"Non
esistono delitti perfetti, ma solo investigatori distratti" sentenziava
il grande Sherlock Holmes. E questa frase potrebbe essere messa come epigrafe
della Grafologia giudiziaria, una disciplina che vanta già centocinquant'anni
di storia. Ma come smascherare uno scritto contraffatto? Intanto conoscendo i
vari metodi di falsificazione.
Tra
i sistemi utilizzati nella contraffazione di documenti il più banale è
certamente il ricalco che, producendo uno scritto clamorosamente tremolante e
indeciso, di certo non passa inosservato al perito grafologico. Nella
contraffazione di lunghi documenti, invece, il sistema più utilizzato è quello
“a mano libera”: il falsario, dopo avere acquisito alcuni tratti salienti
della scrittura da contraffare ed essersi esercitato scrive il testo.
Apparentemente questo sistema può apparire meno pericoloso del primo in quanto il
tratto grafico appare “naturale” e quindi non
suscita particolare attenzione; in realtà è un sistema suicida per il
falsario poiché il testo
contraffatto, non solo non supererà
una perizia grafica degna di questo nome ma, addirittura, rivelerà
inevitabilmente in alcuni tratti l'identità di chi l'ha vergata. La diffusione
degli scanner ha poi portato in auge un sistema fino a qualche tempo fa
estremamente complicato nel quale le lettere componenti uno scritto venivano
dapprima fotografate, ritagliate, riassemblate in un nuovo scritto e poi, con
infinita pazienza e speciali pennelletti, vergate a ricalco. Oggi computer e
scanner rendono rapidissima l’elaborazione del nuovo documento mentre la
stampa di questo è affidata a speciali plotter che, variando il flusso di
inchiostro, riescono a simulare una diversità di pressione.
La
professione di perito grafologico è fatta di esperienza, acume e capacità di
osservazione ma, soprattutto, di continuo aggiornamento sulle tecnologie
utilizzate dai falsari; come il sempre più diffuso laser che, con sbalorditiva
precisione, permette di rimuovere le tracce di inchiostro, ad esempio dagli
assegni e di apporre un nuovo importo o un nuovo nominativo. Per smascherare
queste contraffazioni i metodi tradizionale di indagine in Grafologia (la
lampada a raggi ultravioletti, la foto all’infrarosso, il microscopio
stereoscopico…) non sempre sono sufficienti e bisogna ricorrere a strumenti più
sofisticati come gli spettrofotometri a filtri o, addirittura, la microsonda
protonica.
Ma
cos’è l’identità della scrittura? Come è possibile riconoscere in grafie,
inevitabilmente difformi, i tratti intrinseci che permettono di risalire alla
persona o alle persone che le hanno vergate?
L’importante non è la “forma” delle lettere ma il Grundrhytmus, il
ritmo, il “respiro”, della scrittura, che un falsario non può certo
riproporre, limitandosi egli a riprodurre il “disegno” delle singole lettere
e, se bravo, i legamenti tra le lettere e qualche altro elemento. Un altro
importante elemento di indagine è l’analisi della velocità della penna sul
foglio, in molti casi, evidenziata da grumi di inchiostro e/o da “zebrature”
nel tratto. Vi è poi un aspetto particolarmente intrigante dell’indagine
peritale: la contraffazione dei testamenti, nei quali il falsario si ingegna a
riprodurre il tremolio, tipico della scrittura della persona anziana.
Generalmente il falsario “occasionale” si tradisce realizzando un po’
dovunque un tremore energico e netto; se è particolarmente bravo, invece,
punterà le sue attenzioni su un segno caratteristico: l’“attacco” delle
iniziali di parola, che, nelle scritture di persone anziane,
risulta impastato, sbavato, più carico d'inchiostro, perché la mano
instabile indugia notevolmente su di esso prima di iniziare il percorso.
Un
caso “classico” nella Grafologia giudiziaria è quello della “mano
guidata” e cioè quando una persona, in qualche modo, “aiuta” la mano
dell’anziano a vergare il testamento. Come è possibile capire se l’aiuto
abbia effettivamente rispettato la volontà del soggetto o se, invece, è stato
operato un plagio? Secondo la Grafologia giudiziaria si ha la “mano guidata”
quando una mano estranea aiuta attivamente un soggetto, (pienamente cosciente,
ma troppo debole per scrivere da solo) a scrivere senza forzarne la volontà
ma sostenendogli la mano e aiutandolo a rafforzare o integrare quei
movimenti che costituiscono i percorsi della penna sul foglio. Le
caratteristiche di una tale scrittura, sono relativamente modeste ma comunque
individuabili. Generalmente nei tratti rettilinei discendenti vi è una
composizione di forze dirette nello stesso verso, quindi un rafforzamento e un
maggior sviluppo di essi. Alcuni studiosi segnalano in questi casi,
l’ispessimento e l'allungamento anomalo delle aste discendenti, in particolare
le gambine delle “m” e delle “n”. Ciò si spiega considerando che nelle
due mani scriventi è presente l'impulso per la tracciatura del tratto già
concepito a livello cerebrale, con la sola variazione del maggiore sviluppo
rettilineo. Nei percorsi curvilinei, come connessioni, occhielli, anelli,
invece, si generano conflitti tra le abitualità delle due mani, che danno luogo
a malformazioni nei profili delle lettere, dilatazione degli occhielli,
connessioni interletterali angolose, spazi esagerati, tremori, attacchi
variabili. Quando, invece, la mano che guida s'impone con la violenza, il
conflitto tra le due volontà si traduce in sforzi di tracciamento contrastanti
che generano segni notevolmente confusi e affondamenti nella carta, (se il testo
è stato vergato con una penna a sfera) mentre
quasi nulla rimane delle caratteristiche della scrittura del soggetto.
La
storia della grafologia giudiziaria ha registrato esempi di testi contraffatti
con una eccezionale bravura da falsari che riescono quasi ad “assimilare” il
tratto grafico, quasi compenetrandosi nella psiche della loro vittima. Un
falsario professionista non usa il metodo del ricalco, troppo facile da
smascherare. Solitamente dopo aver impiegato giorni, se non addirittura
settimane, per “fare propria” la grafia da imitare, poniamo una firma, e
dopo avere analizzato i cinematismi che l’hanno prodotta, si esercita
scrivendo dapprima sillabe, poi l’intera firma da imitare. A questo punto, ha
due strade da percorrere: l’imitazione “lenta” (realizzata, cioè tenendo
a portata d’occhio la firma originale) e quella “di getto”. Nel primo caso
l’innaturale lentezza e la titubanza del tratto sarà rilevata da alcuni
elementi quali, ad esempio, variazioni nello spessore del tratto e anomalie
nella “colata” dell’inchiostro, rilevabili con il microscopio; nel secondo
caso il falsario esperto, e cioè consapevole dell’impossibilità di
riprodurre “di getto” tutti gli elementi di una firma, (connessioni
interletterali, allineamento, filetti di inizio, punti di attacco delle lettere
anellate, piccoli occhielli, “uncini”, svolazzi, paraffi, filetti di inizio,
forma e posizione dei puntini…) volutamente ne trascurerà alcuni, sperando di
mimetizzare le difformità tra la firma originale e quella falsa nella naturale
variabilità della scrittura. Comunque, come tutti gli “artisti” anche il
falsario professionista non è mai soddisfatto della sua opera e finisce sempre
per aggiungervi qualche elemento che dovrebbe renderla più credibile ma che non
sfugge ad una attenta perizia grafologica.
È
stato Lorenzo Valla a smascherare, nel 1440, quello che è certamente il più
famoso falso della Storia: la cosiddetta “Donazione di Costantino”, un
documento (“inventato”, probabilmente nell’VIII secolo, nel monastero
francese di Saint-Denis) con il quale l’imperatore Costantino avrebbe messo
nelle mani della Chiesa di Roma il potere dell’Impero romano. Nel 1898 Crépieux-Jamin,
con una perizia che segna la nascita della Grafologia, scagiona Alfred Dreyfus:
un ufficiale dell’esercito francese ingiustamente accusato di essere una spia
tedesca. Nel secondo dopoguerra agguerriti grafologi smascherano uno dopo
l’altro falsi “diari” venduti a peso d’oro a riviste e giornali: i
“diari di Mussolini”, i “diari di Churchill” ma, soprattutto, i “diari
di Hitler” che si rivelano essere il più colossale “bidone” giornalistico
di tutti i tempi. Nel 1993 un altro sconvolgente documento: il diario di Jack lo
Squartatore. È stato scritto o no nel 1888 da James Maybrick, un commerciante
scozzese che avrebbe commesso i delitti sotto l’influsso di droghe, o è il più
sofisticato falso mai realizzato? Ancora oggi, periti grafologici, storici,
esperti in inchiostri…. cercano, invano, una risposta definitiva.
Assegni
bancari. Ogni anno in Italia ne circolano 650 milioni. Oltre 500.000 sono falsi:
un crimine da 10.000 miliardi realizzato fino a ieri con la scolorina, oggi con
il laser.Come difendersi? Intanto compilando gli assegni con una penna a sfera
(mai e poi mai con una stilografica o con una macchina da scrivere elettrica).
Anche a costo di apparire paranoici, delimitate sempre l’importo e il
destinatario con due sbarrette e aggiungete la dicitura “Non trasferibile”;
ancora meglio, utilizzate uno dei tanti metodi anticontraffazione acquistabili
in cartoleria (liquidi protettivi, inchiostri indelebili, strisce
autoadesive…). Se spedite assegni via posta, (ma sarebbe più prudente il
bonifico bancario) utilizzare sempre una lettera assicurata. Se proprio dovete
accettare un assegno da uno sconosciuto, controllate almeno che i titoli non
presentino cancellature o abrasioni, magari nascoste dietro timbri o numerose
girate.