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L’analisi
dei colori tramite scanner |
Solitamente
quando una persona appone la firma di un'altra - sopratutto se non è un abile
falsario e se non ha sotto gli
occhi la firma originale da contraffare - si limita a vergare un tratto
"fluido" (tale, cioè, da
sembrare una firma scritta di getto) e
che, nelle intenzioni del falsario, dovrebbe essere il più distante possibile
dal proprio modello calligrafico (un tratto spigoloso se egli usa comunemente
uno tondeggiante, lettere piccole invece di lettere grandi.... e così via...).
In realtà, anche in un tratto grafico così breve come una firma, è possibile
ritrovare elementi (quali, ad esempio, l'inclinazione della penna e la pressione
di questa sul foglio) che possono far risalire alla persona che lo ha vergato.
Per
molto tempo l'identificazione di questi elementi è stato affidato unicamente
alla macrofotografia effettuata con l'uso di luce radente e ai riflettografi. Più
recentemente l'uso di scanner ad alta definizione e di software dedicati
all'elaborazione delle immagini ha permesso di affinare queste tecniche. Prima
di addentrarci nella disamina delle firme in perizia ottenuta con queste
tecniche, è necessario accennare brevemente alla teoria dei colori e dei filtri
elettronici.
I
colori sono lunghezze d'onda - comprese tra i 380 nanometri (nm) e i 780 nm - e
la percezione di questi è estremamente soggettiva variando da individuo a
individuo gli stimoli elettrici prodotti dalle circa 130 milioni di cellule (a
forma di cono, destinate a reagire ai colori primari, e bastoncelli, sensibili
alla luce) che costituiscono la retina. Esigenze di standardizzazione dettate da
esigenze industriali e commerciali, hanno
quindi portato ad varie classificazioni dei colori che vengono solitamente
identificati da tre numeri, indicanti la percentuale di tre colori fondamentali
(sistema RGB: Red, Green, Blu; sistema CMY: Cian, Magenta, Yellow;...) e da un
indice indicante la luminosità o intensità (codificato dalla Commission
Internationale de l'Eclairage). Solitamente quello che all'occhio umano appare
come un solo "colore" è in realtà formato da una gamma di moltissime
"sfumature" di quel colore le cui firme spettrali possono essere
rilevate da particolari apparecchiature dette spettrofotometri o da scanner.
Lo
scanner collegato al computer permette di elaborare l'immagine acquisita
attraverso l'uso di filtri o canali. Questi permettono di
"concentrare" svariate lunghezze d'onda in alcune lunghezze centrali
che possono così risaltare all'occhio umano.