di Brunetta Gruosso

 

L’analisi dei colori tramite scanner

Solitamente quando una persona appone la firma di un'altra - sopratutto se non è un abile falsario e se  non ha sotto gli occhi la firma originale da contraffare - si limita a vergare un tratto "fluido" (tale, cioè,  da sembrare una firma scritta di getto)  e che, nelle intenzioni del falsario, dovrebbe essere il più distante possibile dal proprio modello calligrafico (un tratto spigoloso se egli usa comunemente uno tondeggiante, lettere piccole invece di lettere grandi.... e così via...). In realtà, anche in un tratto grafico così breve come una firma, è possibile ritrovare elementi (quali, ad esempio, l'inclinazione della penna e la pressione di questa sul foglio) che possono far risalire alla persona che lo ha vergato.

Per molto tempo l'identificazione di questi elementi è stato affidato unicamente alla macrofotografia effettuata con l'uso di luce radente e ai riflettografi. Più recentemente l'uso di scanner ad alta definizione e di software dedicati all'elaborazione delle immagini ha permesso di affinare queste tecniche. Prima di addentrarci nella disamina delle firme in perizia ottenuta con queste tecniche, è necessario accennare brevemente alla teoria dei colori e dei filtri elettronici.

I colori sono lunghezze d'onda - comprese tra i 380 nanometri (nm) e i 780 nm - e la percezione di questi è estremamente soggettiva variando da individuo a individuo gli stimoli elettrici prodotti dalle circa 130 milioni di cellule (a forma di cono, destinate a reagire ai colori primari, e bastoncelli, sensibili alla luce) che costituiscono la retina. Esigenze di standardizzazione dettate da esigenze industriali e commerciali,  hanno quindi portato ad varie classificazioni dei colori che vengono solitamente identificati da tre numeri, indicanti la percentuale di tre colori fondamentali (sistema RGB: Red, Green, Blu; sistema CMY: Cian, Magenta, Yellow;...) e da un indice indicante la luminosità o intensità (codificato dalla Commission Internationale de l'Eclairage). Solitamente quello che all'occhio umano appare come un solo "colore" è in realtà formato da una gamma di moltissime "sfumature" di quel colore le cui firme spettrali possono essere rilevate da particolari apparecchiature dette spettrofotometri o da scanner.

Lo scanner collegato al computer permette di elaborare l'immagine acquisita attraverso l'uso di filtri o canali. Questi permettono di "concentrare" svariate lunghezze d'onda in alcune lunghezze centrali che possono così risaltare all'occhio umano.